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lunedì 6 giugno 2011

La zuppa di pomodoro più buona del mondo

1000000484.JPG by foodandcity

Ecco una ricetta tratta dall'ultimo libro di Jamie Oliver 30 Minute Meals.
Un libro forse un pò spiazzante. Mi ero abituata più allo stile di Jamie at Home, alla sua atmosfera rustica, ai piatti super naturali e semplici, un inno alla natura ed un invito a consumare cibo consapevolmente.
In questo ultimo libro Jamie invece propone interi menù da preparare in 30 minuti: via libera quindi a brodi pronti, basi per dolci acquistate al super ed insalate in busta.... si è vero che raccomanda il consumo di cibi biologico, ma fa lo stesso un pò effetto.
D'altra parte in Inghilterra la scelta di cibo bio nei super è nettamente superiore alla nostra ed è anche vero che conciliare la spesa bio (verdure del mercato, acquisti di carni in fattorie) è veramente difficile da conciliare... possiamo solo cercare di fare del nostro meglio e limitare i danni :-)
Un altro modo tutto di Jamie per presentare le sue ricette è usare un pò di superlativi: l'insalata più croccante del mondo, il miglior arrosto etc...
Beh effettivamente la ricetta di questa zuppa è un pò particolare, ma è tanto buona: provatela!
1 kg di pomodorini ciliegia
4 pomodori maturi
1 peperoncino
2 spicchi d'aglio
2 piccole cipolle rosse
4 cucchiai di aceto balsamico
un piccolo mazzetto di prezzemolo
panna acida e crostini di pane per servire
Pulire i pomodorini ciliegia, pulire e tagliare in 4 parti i pomodori. Condirli con un pò d'olio, l'aglio schiacciato ed il peperoncino tritato. Mettere i pomodorini in una teglia ed infornare a 200 per circa 15 minuti.
Tagliare a rondelle sottili le cipolle e fare dorare in poco olio d'oliva, quando saranno morbide aggiungere l'aceto balsamico e fare ridurre.
A questo punto togliere i pomodori dal forno ed aggiungerli alla cipolla (anche il sugo che si sarà formato, mi raccomando!) e mescolare bene il tutto. Aggiungere la maggior parte del basilico (conservatene solo un pò per la decorazione) e frullate fino ad ottenere una consistenza cremosa. Assaggiate per aggiustare di sale e pepe.
Servite la zuppa accompagnandola con panna acida e crostini di pane

giovedì 9 ottobre 2008

Torta con l'uva

Eccoci qui nella nuova casa... in mezzo ad una marea di scatoloni, stanca , ma finalmente con la cucina dei miei sogni, moderna, immersa nella luce, con cassettoni grandi ed un top che mi è costato un occhio, ma di quello proprio resistente... però il forno è arrivato con un graffio enorme e siccome aspetto che l'assistenza venga a sostituirlo non posso utilizzarlo :-(

Ragion per cui ecco una ricetta cucinata qualche settimana fa, presa dal libro di James Oliver "Il mio viaggio in Italia" . Certo comprare un libro di ricette italiane scritto da un cuoco inglese non è cosa normale, ma le foto mi piacciono tantissimo e lui mi è simpatico (" non ho la minima idea di chi sia questa Norma, ma di sicuro è una bravissima ragazza" sono le sue parole quando descrive la ricetta della pasta).

Comunque questa è la prima ricetta che ho testato e non è affatto male!

Ingredienti:
4 uova grandi
270 gr. di zucchero
180 gr. burro fuso
110 ml olio extravergine d'oliva
150 ml latte intero
un baccello vaniglia
400 gr. farina
1 cucchiaino e mezza di lievito in polvere
1 pizzico di sale
scorza grattuggiata di 2 limoni
scorza grattuggiata di 2 arance
600 gr. uva fragola ( o uva piccina)

Scaldare il forno a 175° ed imburrare una teglia rettangolare di 25 com. Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e soffice, poi aggiun gere burro, latte ed olio. Incidere il baccello di vaniglia, raccogliere i semi ed unirli al composto, aggiungere quindi farina, lievito e sale che avrete precedentemente setacciato. Finite con le scorze degli agrumi e lasciate riposare il composto per dieci minuti.
Unire all'impasto 1/4 dell'uva e versate nella teglia. Infornate e cuocete per 15 minuti, quindi spargere sopra l'uva rimanete e infornare ancora per 30/40 minuti.

P.S. potete sostituire l'uva con i mirtilli.

sabato 9 dicembre 2006

Afrodita - Isabel Allende






Un libro che fa parte della mia collezione di libri di cucina, ma che è veramente riduttivo definire “un libro di cucina”.
Un libro al quale sono molto affezionata perché mi ricorda l’inizio di un’amicizia profonda, e perché mi ha fatto scoprire Isabel Allende, una grande scrittrice ed una grande donna che ha conosciuto la felicità ed il dolore, vivendoli profondamente e riuscendo comunque a guardare e raccontare il mondo con ironia ed amore per la vita… e naturalmente anche per il cibo!

“Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l’amore che ho lasciato correre… Non posso separare l’erotismo dal cibo e non vedo nessun buon motivo per farlo;al contrario, ho intenzione di godere di entrambi fino a quando le forze e il buon umore me lo consentiranno. Da qui nasce l’idea di questo libro …. un viaggio senza carta geografica attraverso le regioni della memoria sensuale , là dove i confini tra l’amore e l’appetito a volte sono talmente labili da confondersi completamente”

Scrivendo questo libro l’autrice chiude un periodo tragico della sua vita e si abbandona ad un viaggio attraverso il cibo e l’amore, sottolineandone il legame, descrivendo alimenti, profumi e sensazioni in maniera appassionata e spassionata.

Un viaggio attraverso le spezie, la frutta, le erbe, che si conclude con una selezione di ricette “collaudate” dall’autrice e dagli amici.

Il cibo che diventa memoria, quando i profumi ed i sapori ci portano indietro nel tempo e le caramelle alle viole ci riportano all’infanzia, il cibo che diventa tradizione ed elemento d’unione indispensabile per quelle persone che nella vita si sono allontanate per propria volontà o per necessità, il cibo consolatorio che ci avvolge e ci da conforto nei momenti tristi della vita, e perché no il cibo afrodisiaco … peperoncini, cioccolata, frutti della passione …. insomma tutto quello che l’autrice dopo approfondita ricerca ci suggerisce per scoprire che alla fine il vero afrodisiaco è l’amore…. e anche un pizzico d’ironia.